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"Il peso enorme delle cose fragili"

Incontroluce ...

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citazioni

Quanto tempo ancora

 
03 mayo

Aforismi e magie

Lontano dal tempo, lontano dalla sua frenesia, mi siedo al sole, tra l'odore dell'erba bagnata e le zolle umide.
Un'insofferenza vitale mi spinge a non accontentarmi, a svaligiare le menti e i pensieri, a sabotare il cuore e spezzarlo in mille parti destinate a infiniti specchi in cui riflettere le emozioni.
Come grattare via con le unghie la vecchia carta da parati.
Zompettare senza meta delle sinapsi, che ora si collegano qui, ora saltano là...inquiete, ancora prive di senso, claustrofobiche in un corpo fermo, statico e a riposo...che gridano e posano i palmi contro il vetro invisibile che le ha catturate e rinchiuse, ma che presto fuggiranno lontano, molto lontano da qui, dove nessuno mai ne comprenderà a fondo l'essere, nè esse vorranno essere comprese, beandosi di una privata e rispettosa solitudine.
"Non cercate
di prendere i poeti
perchè vi scapperanno
tra le dita"
Alda Merini
07 febrero

Misteriosa città...

 
Dolce e misteriosa Barcellona, con i suoi colori, le sue malinconie, le sue notti sfolgoranti o fitte di inquietudini...
Fantasie che si incuneano nel presente di giorni e sere.
E Zafon a farmi compagnia con quel suo gioco dell'angelo che mai come nella sua città di ambientazione rende tutto il fascino romantico, nel senso più ampio e letterario del termine, della sua trama.
Un insieme di thriller psicologico, mistero fantasy-satanico e romanzo rosa ai suoi più raffinati livelli, Il gioco dell'angelo coglie gli aspetti più curiosi, insoliti, nascosti e magici di questa città dai mille volti.
E camminando per strada ti soffermi a osservare ciò che Zafon ti scrive e che non avresti, forse, notato diversamente....e respiri una molteplicità di atmosfere mescolando tempi e luoghi e respirando quel che Barcellona nasconde e contestualemente regala a chi, silenzioso, cammina per stradine intime e odorose di culture e saperi diversi, di epoche differenti, di occhi vivaci, attenti e furbi, di richiami atavici e occulti, di tenebre e segreti sapientemente celati anche sotto gli occhi di tutti...
 
24 diciembre

E'Natale!!!

BUON NATALE A TUTTI!!!!
 
 
12 diciembre

Grazie...con un sorriso...

Stella
"In tempo di dittatura il tirannicidio è un dovere, in tempo di democrazia il perdono è una necessità. La giustizia non si ottiene scavando tombe".
 
Così Oriana Fallaci riportava il pensiero di Alessandro Panugulis, l'uomo che tentò di assassinare il dittatore greco Papadopulos, ma anche l'uomo che fu il suo compagno di vita e il suo più grande amore fino alla morte.
La vicenda di quest'uomo è magistralmente e visceralmente narrata nel libro che Oriana gli dedicò dopo la sua morte, Un uomo.
Tutte, ma proprio tutte le volte che lo prendo in mano, ne scorro le righe, non posso fare a meno di ammirare e invidiare il coraggio, la forza, le contraddizioni di quest'uomo...aldilà del proprio pensiero politico, ciò che mi colpisce sempre è la grandezza umana, la capacità di combattere per qualcosa in cui credeva, la voglia di non tacere, di denunciare, di provare a cambiare le cose...
 
La peggiore solitudine è quella del cuore.
Il peggior delitto è quando ti fanno sentire da solo, quando ti fanno sentire che tanto non puoi far nulla, che tanto non cambia nulla, che nessuno ti appoggerà in ciò in cui credi...è l'indifferenza che ti uccide dentro...
 
Ma la vita ci sorprende sempre...e lo fa, proprio come ogni sorpresa che si rispetti, quando meno ce l'aspettiamo.
 
A volte, quando non speriamo più che accada e non ci aspettiamo più nulla, arriva una parola, semplice, elegante, attentamente espressa, direzionata e inserita in un breve discorso pensato e vissuto.
 
Una parola forse non cambia nella sostanza le cose, o almeno non le cambia come se fosse una bacchetta magica, ma appoggia dentro di noi un concetto, lo lascia riposare, come il pane che lievita....lo lascia crescere, lo lascia prendere una forma....
 
Per qualcuno quella semplice parola, non taciuta, ma espressa con il coraggio di ciò in cui si crede, magari scritta e inviata con piena coscienza di un'elegante denuncia, di un accorato suggerimento e allo stesso tempo di un partecipativo modo di starsi accanto, diventa una fiammella nel nero d'una pagina.
Diventa un piccolo sobbalzo del cuore che ti commuove e ti riempie di quella gratitudine, di quella forza, di quella gioia intima che non speravi più di provare.
Ti fa sentire meno solo.
 
Noi che siamo sommersi da una verbalizzazione esasperata in tutto, a volte dovremmo apprezzare il valore semplice di poche parole dette o scritte con la ragione e con il sentimento e che, forse, costano o possono costare più di quanto si pensi all'apparenza...perchè parlare o scrivere è, sempre e comunque, un esporsi, un mostrarsi...un rischiare in prima persona....un prendere una posizione....
 
In questi miei ultimi giorni c'è stata una persona, una grande persona, che ha scritto quella parola...e che non ringrazierò mai abbastanza...
 
E in queste ore, in cui per l'ennesima volta rileggo la storia vera di Alekos Panagulis che ormai mi è entrata dentro, non posso fare a meno di pensare che un uomo è questo...capace, anche nelle sue più stridenti contraddizioni, di compiere un gesto apparentemente semplice come quello di rompere il muro dell'indifferenza verso qualcuno...
 
Il dono di un libro come questo non può mai essere casuale.
 
"Perchè ciò che egli cercava, che ogni creatura degna d'essere nata dovrebbe cercare, non esiste. E' un sogno che si chiama libertà, che si chiama giustizia. E piangendo bestemmiando soffrendo noi possiamo solo rincorrerlo dicendo a noi stessi che quando una cosa non esiste la si inventa. Non abbiamo fatto lo stesso con Dio? Non è forse il destino degli uomini quello di inventare ciò che non esiste e battersi per un sogno?" (da O. Fallaci, Intervista con la storia).
26 noviembre

Il mobbing mette a rischio il cuore!

 
Oggi, facendo delle ricerche su Internet per lavoro, mi sono imbattuta nel seguente articolo:
 

"Rabbia e ansia sul posto di lavoro, accorciano la vita

Non c’era certo bisogno di scomodare l’importante Karolinska Institutet, istituto svedese di grandissima fama, nè di impiegarci 10 anni di ricerca su un campione di migliaia di uomini dai 19 ai 70 anni. Però ora il risultato è scientificamente provato: avere un capo prepotente o in generale soffrire al lavoro, porta ad un aumento considerevole del rischio cardiaco.

Insomma non solo fumo e grassi saturi, non solo colesterolo e sovrappeso ma anche lo stress sul posto di lavoro, è da considerare uno dei fattori gravi di rischio per la salute, pesante e invalidante quanto gli altri. In particolare non è tanto il rapporto tra colleghi a generare stress e a mettere sotto pressione arterie e apparato cardio vascolare ma in maniera specifica, il rapporto negativo con il capo, quando si è sottoposti a un carattere particolarmente aggressivo. Insomma di mobbing e di stress sul lavoro si muore. Ne parla Corriere Salute. Voi che ne dite?"

Tra i post di questi giorni, girovagando fra i blog, mi è capitato di leggere quelli di Caffeina, che descrive molto bene e con una vena ironica invidiabile la sua situazione con colleghe di un'intelligenza e una cultura davvero incredibili!
Ma ci sono molte altre situazioni in cui è ben chiaro che cosa si intenda per capo con un  "carattere particolarmente aggressivo" o prepotente.
E sono altrettanto convinta che l'ironia sia una delle armi migliori per tirarsi fuori da certe situazioni, eppure...
Eppure quando ci sei immerso fino al collo, quando giorno dopo giorno, ora dopo ora chi ti sta davanti mina in tutti i modi le tue sicurezze, ti manca di rispetto, si permette giudizi invalidanti di fronte a tutti o anche solo gesti ed espressioni del viso che esprimono pubblicamente il dissenso personale che c'è nei tuoi confronti, quando non ti vengono riconosciuti meriti che fino a quel momento avevi e che improvvisamente sembri aver perso, quando ti viene sottolineato in tutti i modi che dai fastidio perchè non ti adegui a certi "giochetti", quando ti ritrovi da solo e vieni minacciato di rimozione dal ruolo, quando ti si dice che non è vero, tu quel determinato lavoro non l'hai mandato, quando casualmente ti si dimentica tra i destinatari della posta elettronica, quando le tue idee vengono cestinate senza essere discusse in gruppo come quelle dei tuoi colleghi, anche se sai che erano idee valide, quando per parlarti ti si aggredisce con toni inappropriati e non ti si lascia intervenire, quando ti si chiedono le cose come se fossi sotto interrogatorio, quando vieni giudicato perchè uomo o perchè donna...ebbene, in questi momenti anche se sai che questo qualcuno non potrà fare ciò che minaccia, anche se sai che questo qualcuno ha torto marcio, anche se ami visceralmente il tuo lavoro e ci hai creduto tanto da dedicargli la tua vita, beh...quelle parole, quegli atteggiamenti ti entrano dentro e non puoi fare a meno di pensare che siano dettati da qualcosa di vero, di fondato e cominci tu stesso a dubitare delle tue qualità, hai timore di fare qualunque cosa per paura di sbagliare...e più hai timore più rischi di sbagliare e ti senti stupido e soprattutto ti senti solo....e stai male, inizi ad avere spasmi allo stomaco, a sentire il battito cardiaco accelerato, a sentire il cuore perdere battiti, a svegliarti 4-5 volte a notte per la tensione e i troppi pensieri, a rispondere alle telefonate o a rispondere alle mail con il timore di qualche altro insulto gratuito o qualche altro commento negativo su di te come persona, perdi la voglia di esprimerti liberamente (e tanto non te lo permette), perdi l'entusiasmo...e pensi che non ce la puoi fare...che l'amore per il tuo lavoro non può valere la tua salute...vedi i colleghi preferire il silenzio per non avere problemi col capo, vedi gente avallare questi comportamenti pur di sentirsi dire che questo è l'atteggiamento giusto, come se l'aggressività oggi fosse diventata una qualità...
A casa mia questo tipo di aggressività non si chiama efficienza lavorativa e capacità decisionale, si chiama mobbing!
Che schifo!
Che schifo che ci sia gente di questo tipo che ancora non è capace di affrontare le persone, i gruppi di lavoro, i problemi motivando gli altri con saggezza o almeno con un minimo di obiettività e intelligenza e lasciando da parte le invidie.
Che schifo che gente del genere se ne vada impunita!
Sui pacchetti di sigarette c'è un messaggio che dice "Nuoce gravemente alla salute"...a questi personaggi si dovrebbe appendere un cartello con su scritto "Attenzione: uccido più del fumo!".
Perdonate lo sfogo, ma vorrei davvero che anche la legge italiana si decidesse a fare dei passi avanti un po' più significativi in materia di vessazioni (e non solo per quanto concerne il lavoro).
E vorrei che le aziende, nella figura di chi le dirige, si accorgessero una volta per tutte (ma mi sembra elementare!) che dei dipendenti motivati producono più e meglio di dipendenti frustrati...e che non ci si sentisse dire che se ci sono dei risultati ed è solo una questione di carattere poco ci si può fare...perchè quel carattere non solo influisce sul lavoro delle persone, ma, a questo punto in base a studi scientificamente provati, influisce sulla vita di quelle persone!
E non è vero, come dice l'articolo, che non c'era bisogno di scomodare il famoso istituto svedese: servono le ricerche di questo tipo, servono dati certi e razionalizzabili che dimostrino i danni di questi personaggi...perchè c'è gente che capisce solo le documentazioni e i numeri...
E allora diamoglieli, questi numeri e auguriamo loro che vi nasca sopra una coscienza e un barlume di buon senso!
Arrabbiato
P.S. Per chi volesse saperne un po' di più sull'argomento suggerisco, per iniziare, Il metodo antistronzi. edizioni Elliot.
 
22 noviembre

Grande Fratello

Mezzaluna addormentata
In questi giorni mi trovo a dover analizzare e scrivere un testo su 1984 di Orwell...allora perchè non parlarne anche su questo blog?
 
Generalmente questo è uno di quei libri che vengono consigliati a scuola e solo per il fatto stesso che lo si leghi all'ambito della "costrizione scolastica" spesso rimane antipatico e non ci invoglia alla lettura.
Invece....invece è uno di quei testi sempre attuali e legati più che mai alla realtà quotidiana in ambiti diversi, da quello politico, a quello lavorativo, a quello, semplicemente, del tempo libero mentre si passeggia per le strade di una qualnque nostra città...
 
Il libro, pubblicato per la prima volta nel 1948, a ridosso della fine del secondo conflitto mondiale e ancora con lo spettro vivo del nazi-fascismo, è ambientato nel 1984, data simbolo del futuro per Orwell.
 
Orwell ipotizza un mondo controllato in tutto e per tutto: nelle case c'è uno schermo che capta suoni e immagini e che osserva tutto.
Il Regime ha previsto uno stato di polizia che controlla e combatte gli psicoreati (cioè ogni azione contraria al regime anche solo per un'espressione del viso) e ha anche messo allo studio una nuova lingua, chiamata neolingua, in cui di anno in anno il numero delle parole si riduce in modo da non permettere di formulare non solo un discorso, ma nemmeno un pensiero che sia al di fuori di ciò che il regime vuole.
Non sono viste di buon occhio nemmeno le relazioni affettive che non siano finalizzate a generare nuovi adepti per il Grande Fratello.
Tutti mangiano, bevono e si vestono con articoli prodotti dal regime che rispondono al marchio Vittoria.
Le forme di intrattenimento vengono decise dal Grande Fratello.
Il passato può essere modificato a piacimento del Grande Fratello e ciò che era vero il giorno prima non lo è più il giorno dopo.
La memoria non ha più valore di attendibilità.
La menzogna costruita e studiata ad arte diventa l'unica forma di verità.
 
Gli slogan che il Grande Fratello, che nessuno ha mai visto di persona, ha coniato per tutti sono:
 
La guerra è pace
La libertà è schiavitù
L'ignoranza è forza
 
Gli slogan pervadono la vita quotidiana costantemente e per rafforzare l'immagine del Grande Fratello e dare sfogo ai sentimenti repressi vengono istituiti tutti i giorni i Due minuti d'Odio, in cui nessuno è costretto a recitare, ma in cui ci si rende conto che anche i sentimenti possono essere manipolati e indirizzati.
 
"Oggi la paura, l'odio e il dolore c'erano ancora, ma non esistevano più pene profonde e complesse, nè la dignità data dall'emozione".
 
In questo clima nessuno si fida di nessuno, nemmeno dei bambini che, anzi, sono le spie più pericolose.
E' in questo scenario di fondo che Orwell fa muovere due personaggi apparentemente opposti, Winston e Julia.
Entrambi sono impegnati a crecare di garantire l'umanità e a combattere la spersonalizzazione di una società che si regola su un pensiero unilaterale, che vuole omologare tutti, che si basa su un sistema di regole precise come un orologio svizzero, che non riconosce il valore della diversità e della creatività.
 
Si fideranno fino in fondo l'uno dell'altra?
Continueranno a difendersi a vicenda?
E riusciranno nella loro impresa di liberare il loro Paese dal regime costituito?
 
Non voglio raccontare il finale di questo libro bellissimo sia dal punto di vista dell'originalità delle immagini, sia dal punto di vista della riflessione socio-politica.
Credo, però, che leggendolo tutti noi potremmo imbatterci in qualcosa di conosciuto e sperimentato.
Del resto la grandezza di un classico sta proprio in questo: continuare ad essere attuale e permettere a tutti un'identificazione e un riconoscimento, aldilà dei vari finali.
09 noviembre

A volo d'anima

 
Avere dei pensieri liberi significa essere liberi.
 
Il  mondo reale è, comunque sia, interpretazione.
Vedere un angolo di mondo, coglierlo, interpretarlo, scegliere quello scorcio e non un altro perchè ci colpisce, per un motivo che è dentro di noi e si proietta fuori di noi...è decidere in un senso o in un altro...questo dicevo oggi parlando di fotografia.
Ma non solo...
 
La cultura, così come io la intendo, è intersecare arti diverse, sentire e sentirsi l'anima, trasmettere un messaggio in cui si crede, dare un senso universale a un pezzettino di storia personale riconoscendo che quella storia può essere di tutti, senza gelosie.
Penso che ci debba essere una base, che lo studio, la tecnica e tutto ciò che può concorrere ad aiutarti nell'esprimere al meglio ciò che hai dentro e ciò che senti siano e debbano essere la base da cui partire.
Ma ciò che è altresì molto importante è l'esperienza vera, la vita, il contatto concreto col mondo e l'interazione costante con ciò che ci circonda.
 
La torre eburnea della cultura fine a se stessa e staccata dal mondo crea soltanto dei mostri di alienazione.
 
Per me non ha più senso, oggi, parlare di una sola arte, di una sola tecnica.
L'espressione passa necessariamente attraverso la contaminazione e l'interazione. Tutti i giorni.
Basti pensare al nostro essere: attraverso un gesto, uno sguardo, una parola, una canzone, un tono di voce, una lettera...
 
Ciò che fa la differenza è la libertà e l'onestà di pensiero con cui ci si approccia a cogliere e a proporre la nostra parte di mondo.
 
Che è ciò che dovremmo tener presente di fronte a qualunque esperienza ci venga fornita e formulata, in particolare oggi anche e soprattutto attraverso i mezzi di comunicazione.
 
Un sano spirito critico che liberi il pensiero e che ci dia modo di vedere le cose attraverso punti di osservazione differenti.
La differenza è un valore.
Ma non siamo più abituati a pensarla come tale.
E troppo spesso crediamo in modo unilaterale, in un senso o in un altro, a ciò che ci viene detto, scritto, mostrato.
 
Il mondo è interpretazione...
Quanto acutamente lo scriveva Susan Sontag in Davanti al dolore degli altri...quanto attuali quelle parole...
 
Pensare la pluralità, pensare la possibilità, avere, appunto, dei pensieri liberi significa essere liberi.
 

 

05 noviembre

L'amore quando è grande...

 
Questa sera parlavo (si fa per dire visto che da qualche giorno una furente tonsillite mi ha provocato un'afonia praticamente totale) con un mio amico...uno di quelli veri, che c'è quando ridi, scherzi, che è felice per te quando hai una soddisfazione, che ti sta accanto quando sei triste, che si offre di farti la spesa quando non puoi uscire, che ti consola quando hai voglia di piangere...insomma un caro amico...parlavamo di un libro che gli ho portato qualche giorno fa e che si sarebbe accinto a iniziare stasera.
Normalmente, non amo regalare libri.
Lo faccio davvero di rado e solo con persone a cui tengo in modo particolare. E solo quando credo di ravvisare davvero un legame fra la persona in questione e il libro. E forse per questo con molto maggior timore. 
Io, che fra i libri ci vivrei, trovo molto difficile scegliere un libro da donare a qualcuno.
 
Dico sempre che è il libro a scegliere noi.
D'impatto ci colpisce per qualcosa di particolare: la copertina, il titolo, la breve descrizione, l'inizio...
Io, solitamente, faccio attenzione a immagine e titolo e poi devo necessariamente leggere le prime parole...
Non vorrei essere al posto del libraio di turno qualora mi servisse un consiglio: divento uno di quei clienti difficili, indecisi, perennemente insoddisfatti, che non sanno spiegarsi, che si aggirano col volto corrucciato e rassegnato, che non sanno ciò che cercano finchè non lo trovano e non ne vengono richiamati...e che chi lavora a contatto col pubblico sa bene essere letteralmente insopportabili...
Ma quando trovo il mio libro mi illumino e poco altro mi dà soddisfazione come quella ricerca e quell'incontro...
In fatto di libri è raro anche che decida di seguire i consigli...nè quelli del malcapitato e povero libraio, nè quelli dei conoscenti o delle persone a me più care e più vicine...
 
In questo caso, però, c'è stata una persona che, oltre a occuparsi di editoria, ha saputo coinvolgermi a tal punto emotivamente e caldeggiare con tale partecipazione la lettura del testo in questione che non ho resistito...
Ho trovato Blu di Nia Wyn (ed. Giunti) in un pomeriggio plumbeo.
Mi ha colpito la copertina blu/azzurra con la foto di una mamma che tiene in braccio e stringe il suo bimbo...
Confesso! La prima reazione è stata: spero che non sia una di quelle storie strappalacrime al "mettiamo in piazza le nostre tragedie e piangiamone coralmente" perchè non lo prendo nemmeno in mano!
 
Ma Blu è stata una rivelazione...
Dei genitori in attesa di una nascita, una mamma che affida a un diario le sue emozioni e le sue speranze, la nascita un bimbo bellissimo, praticamente perfetto...ma pochi giorni dopo la nascita sorgono delle complicazioni e al bimbo viene diagnosticata una grave forma di paralisi cerebrale infantile...praticamente non sarà in grado di fare nulla, nemmeno di riconoscere i propri genitori...
Ma al baratro della disperazione questa mamma sostituisce l'amore, un amore grande, forte, immenso, fatto di piccoli e grandi gesti quotidiani, fatto di coraggio, della voglia di non arrendersi, della capacità di imparare a osservare, ad ascoltare per la prima volta, dell'imparare a gioire davvero per ogni minimo mutamento, a dare una dimensione nuova alle cose, ad adattarsi a un cambiamento abbandonando rasseganazione e lamentele inutili e, invece, rimboccandosi le maniche e credendo lei per prima in un miracolo fatto di costante e piena quotidianità creativa...
Si tratta di una storia vera che colpisce dritta dritta al cuore.
Senza pietismo, senza indugi in un dolore che purè c'è ed è grande, ma dando spazio al coraggio, alla forza, all'amore...veicolando ciò che di più postivo ci può essere in un'esperienza così e che ci coinvolge più di quanto si pensi.
Attraverso gli occhi di questa mamma, attraverso i suoi pensieri, le sue annotazioni, si impara a riflettere su molti atteggiamenti quotidiani insulsi, sciocchi, perfino irrispettosi anche quando non ce ne accorgiamo...e si impara a dare un nuovo senso alle proprie giornate, a ritrovare un nuovo entusiasmo...
 
E così, per una volta, per tanti motivi che so che capirà, ho deciso di regalarlo a una persona per me speciale, rompendo gli indugi e i timori.
Spero che molti di quelli che leggeranno questo intervento avranno la voglia di assaporare quelle righe perchè ne vale davvero la pena...
27 octubre

La moderna inquietudine

Il lavoro mi ha tenuto distante da queste pagine virtuali un po' più a lungo del solito.
Anche ora, mentre sto scrivendo, mi trovo in una stazione, in attesa di un treno che mi porterà in ogni caso altrove.
Potendo evitare di usare l'auto e il traffico assetatamente isterico di fuga e di lavoro, mi godo i pochi minuti di attesa sul binario.
 
Oggi il vento scompiglia i capelli un po' più crudamente degli ultimi giorni.
Vorrei che scombinasse i pensieri in modo tale da riassestarne i pezzi in una combinazione nuova.
Con la presa di coscienza del peso reale delle cose.
 
Quante volte ci si perde in problemi superficiali che sembrano essere gravissimi e che pure ci fanno stare davvero male perdendo, invece, il senso reale delle situazioni?
 
E' appena passato un ragazzo molto giovane che sbraitava con rabbia.
Stava insultando qualcuno di non ben definito, urlando che queste sono le persone che portano i figli a drogarsi, che li rovinano, che questo è un mondo di deficienti.
 
Mi ha colpito tutta questa rabbia, la veemenza sofferente di questo sfogo, la violenza verbale esasperata...
Che peso si nasconde dietro a tanta sofferenza manifesta?
Sempre di più mi viene in mente la parola "solitudine".
 
Ecco, avevo pensato di scrivere qualcosa di più sereno, oggi. Ma questo ragazzo mi ha toccato.
 
Penso ci sia una solitudine dell'anima che la contemporaneità esaspera.
Provocando tracolli umani che, forse, si sarebbero potuti evitare.
 
Tanto per cominciare a snocciolare domande forse scontate, ma che penso non abbiano risposte banali:
 
  • quanto tempo, in quantità e qualità, abbiamo oggi a disposizione per sederci uno di fronte all'altro, ascoltarci o anche solo guardarci negli occhi in silenzio, condividendo nel profondo di noi un istante?
  • Quanto per condividere una carezza sul viso ed emozionarsi?
  • Quanto capaci siamo ancora di dirci, di comunicarci, di condividere le emozioni, anche quelle semplici del raccontarsi la scoperta di un nido o la sensazione data da uno sport?
  • Quanto abbiamo ancora voglia di farlo?

Sarà una cosa sciocca, ma abituati come siamo a bastare a noi stessi e a viverci solo come individui e non più come collettività, anche solo dividere uno stesso piatto al ristorante spontaneamente mi accende il cuore.

E ringrazio chi è così semplicemente profondo da capirlo ancora e condividerlo.

La grandezza di una persona sta soprattutto nei piccoli gesti quotidiani.

C'è qualcuno che, soprattutto in merito ai giovani, spiega molto meglio di me che cosa stiamo rischiando di perdere ed è Umberto Galimberti. Leggere il suo libro, L'ospite inquietante, aiuta a riflettere con maggior coscienza su diverse questioni.

 
14 octubre

Ho accompagnato Pessoa al mare

Mezzaluna addormentata
Ci sono quelle giornate in cui ti svegli e hai voglia di gridare, di buttare all'aria tutto, di dare una svolta impulsiva alla vita e al corso degli eventi in modo incosciente e irresponsabile, ma con un senso di liberazione unico. Quando ripensi tutto e niente, quando non trovi più un senso in ciò che fino alla sera prima ti era caro come la tua stessa vita, quando ti accorgi che da tempo stai trascinando una situazione per abitudine o paura o pigrizia, ma non sei soddisfatto e ripensi ai sogni che avevi, alla voglia di cambiare il mondo, alle aspirazioni, all'ingenuo entusiasmo di chi comincia e vede tutto come un bambino di fronte alla sorpresa del regalo di Natale...
Oggi è stata, per me, una di quelle giornate. Una delle poche che mi capitano così raschianti l'anima, ma, forse, proprio per questo, sordamente dolorante e capace solo dell'egoismo egocentrico della propria insofferenza.
Così, come da sempre amo fare quando ho bisogno di calmarmi e di recuperare lucidità e distacco, ho preso una pausa dal mondo e ho acquistato un libro con cui da anni c'è una sfida aperta: lui è lì col suo titolo che ti si incunea nella mente e io lo guardo e mi dico che no, non ho bisogno di questo, mi manca solo di perdermi in considerazioni più nebulose e pericolanti delle mie, di scontrarmi con un altro funambolo in equilibrio stentato e vedere chi cade prima.
Ma oggi volevo sentire il vento forte sul viso, volevo fermarmi davanti al mare a cullare i troppi pensieri nel tramonto autunnale e volevo farlo con lui.
Ebbene, dopo anni, lui ha vinto la nostra sfida e non poteva che essere così oggi...Fernando Pessoa mi ha fatto compagnia sul molo, ha condiviso con me alcuni pensieri di quella meraviglia poetica che ho scoperto essere Il libro dell'inquietudine
Bernardo Soares, contabile di una piccola azienda a Lisbona, scrive un diario, una sorta di testamento poetico-filosofico, in forma di romanzo atipico, in cui l'umile impiegato si racconta e racconta il suo lavoro, i suoi affetti, le sue conoscenze attraverso il suo modo di percepire il mondo e attraverso le emozioni che gli camminano, gli strisciano o gli corrono sfrecciando nell'animo.
Sarà stato il vento lieve, saranno stati il mare e il profumo serale di salsedine, ma l'inquietudine si è trasformata in tranquillità, in una sorta di culla tenera e calda, come solo alcuni versi a volte sanno essere, per me.
Ho riscoperto, con questo testo, il valore del mio libro-rifugio.
Magari avrò voglia di condividere in uno spazio dedicato all'interno del blog alcune delle righe che maggiormente mi hanno colpito e mi stanno toccando.
Chissà che questo non sia anche per altri un piccolo luogo ristoratore.
12 octubre

"Esistono carceri peggiori delle parole"

Mezzaluna addormentata
Sta per arrivare nelle librerie italiane il secondo libro di Carlos Ruiz Zafon, già autore di quell'ombra del vento che ancora staziona nelle classifiche nazionali.
Provo curiosità mista alla paura di una delusione...è sempre così quando amo tanto un libro: temo sempre che il successivo non sia all'altezza delle mie aspettative.
L'ombra del vento, aldilà della trama in sè, è un libro di più ampia e acuta riflessione sul genere umano, sulla nostra cultura e sul nostro tempo; alterna il racconto che ruota attorno al ritrovamento di un misterioso libro a una sana e dissacrante ironia e a una lucida analisi dell'animo umano.
E' un libro che appassiona per il tema intriso di morti misteriose, fedeltà assolute, amori controversi e contrastati; giallo e rosa allo stesso tempo, decisamente fuori genere di collocazione, si snoda in un crescendo di suspance e speranze, sferzandoci, talvolta, con delle riflessioni inattese e schiette che spezzano coerentemente il ritmo della lettura e ci fanno assaporare al meglio la trama e il piacere dell'evasione letteraria.
Assolutamente da leggere e da consigliare per trascorrere del tempo fuori dalla routine quotidiana e per fermarsi a riflettere.
Potendo e volendo essere sicuri che il messaggio arrivi lo consiglierei anche a qualcuno che, in questi giorni, sta dimostrando tutto ciò che può fare l'ignoranza unita a una buona dose di presunzione.
Se solo ci si rendesse conto, talvolta, del male e del dolore sordo e forte che si può provocare...
Felice convinzione che le parole, anche quelle di un libro, servano ancora a trovare un punto d'incontro o, almeno, a cercare di comprendersi e convivere meglio.
"La malvagità presuppone un certo spessore morale, forza di volontà, intelligenza. L'idiota invece non si sofferma a ragionare, obbedisce all'istinto, come un animale nella stalla, convinto di agire nel nome del bene e di avere sempre ragione. Si sente orgoglioso in quanto può rompere le palle, con licenza parlando, a tutti coloro che considera diversi, per il colore della pelle, perchè hanno altre opinioni, perchè parlano un'altra lingua, perchè non sono nati nel suo paese o, come nel caso di don Federico, perchè non approva il loro modo di divertirsi. Nel mondo c'è bisogno di più gente cattiva e di meno rimbambiti".
11 octubre

Le passioni umane

Mezzaluna addormentata
Scorrendo i libri sugli scaffali della mia libreria questa sera ho avuto l'impulso di riprendere fra le mani un autore antico, di quelli studiati a scuola e che è spesso l'incubo delle notti precedenti un'interrogazione...ma, comunque, uno di quelli che, in un modo o in un altro, dopo che ne hai letto le opere, è destinato a restarti dentro come un simbolo, un mito, un esempio cui riportare talune situazioni di vita.
Uno di quelli che tu, adolescente e con pensieri liberi nella mente, a volte trovi incongruente con la realtà che stai vivendo, lontano, esageratamente teatrale.
Eppure, negli anni successivi, alternando il tuo ruolo nella vita fra quello di attore e quello di spettatore, ripensi ad alcune scene così ben descritte, alle metafore di quelle reazioni umane dettate dalla passioni, dall'essere vivi e imperfetti e ricchi di tutti quei sentimenti forti, violenti, contrastanti, colorati, tesi che ognuno ha dentro nei diversi momenti della vita.
Ho sfilato con emozione, stasera, questo volume di Euripide dallo scaffale dei classici greci e ho sfogliato quella Medea che tante volte mi sovviene alla mente, e che, nonostante tutto, capita che invidi.
Trovo che la figura di questa donna, così amaramente sola, disperata, tradita dalla terra che doveva accoglierla e che invece l'ha sempre trattata come una straniera di cui aver timore e di cui non fidarsi; questa donna tradita dal compagno per cui ha lasciato la patria, perdutamente innamorata e rosa e ferita dalla gelosia, violentemente pazza e ardentemente passionale, lucidamente perfida e che arriva al punto di sacrificare i suoi stessi figli per estrema vendetta nei confronti dell'uomo che ama, sia un'immagine tragicamente e dolorosamente dignitosa e attuale come poche altre; ha in sè una forza di rappresentazione delle realtà, da quelle più antiche a quelle contemporanee, delle passioni e delle reazioni umane che forse non ha eguali.
Medea è ancora tutta la debolezza e tutto il coraggio e tutto il dolore e tutto l'amore che una una donna può accogliere in sè, dimostrare, sopportare e vivere.
Ed è ancora complessamente vera.
05 octubre

Che libri!

 
Grazie alla segnalazione di un collega ho scoperto una nuova rivista letteraria, il cui primo numero è uscito ad aprile, che si chiama "Che libri".
Si tratta di un mensile che tratta il mondo del libro nei suoi aspetti più ampi: titoli per adulti e bambini, autori, mercato editoriale, argomenti particolari con un percorso ricostruito attraverso i libri.
E' una rivista con pagine a colori, con tante fotografie ma soprattutto con uno stile fluido, semplice, accessibile a tutti; lontana e scevra da ogni elitarismo controproducente si sta mostrando come una rivista che coinvolge proprio tutti coloro che amano la lettura ritrovando ciò che più si ama in un libro: proprio il piacere di leggere!
Se la cultura vera deve essere condivisione trovo che questo gruppo di autori, che per altro lavora da tempo fra i libri, ne stia facendo di veramente buona.
 
30 septiembre

La magia dei libri

 
In questi ultimi giorni ho sentito spesso parlare di un romanzo che, per come è stato più volte presentato mi incuriosisce a priori.
E' uscito in libreria da qualche giorno un libro di un autore danese intitolato I libri di Luca.
Si tratta del primo romanzo di Mikkel Birkegaard e parla di una libreria antiquaria nel cuore di Copenaghen che si chiama proprio I libri di Luca.
Il proprietario è Luca Campelli, nato e cresciuto in mezzo ai libri e che ai libri ha dedicato la sua vita.
Una sera Luca muore improvvisamente nella sua libreria. Il negozio passa nelle mani di suo figlio Jon che, grazie ai racconti del vecchio commesso Iversen, scopre che il padre faceva parte di una strana Società Bibliofila e dei cosiddetti Lectores, delle persone con dei particolari poteri che permettono loro di influenzare gli altri attraverso la lettura.
In libreria Jon conosce anche Katherina, una ragazza dai bellissimi occhi verdi che per il tipo di lavoro che svolge fra le pagine scritte pare fuori posto perchè è dislessica.
Un giorno la libreria viene incendiata e Jon inizia la sua avventura per cercare di capire che cosa ci sia dietro a quest'atto. C'entra forse la Società Bibliofila di cui il padre era membro, sono coinvolti i Lectores?
In due settimane il libro ha scalato le classifiche danesi, diventando in Danimarca, il caso letterario del 2007.
Ora è uscito anche in Italia per coinvolgere tutti in una riflessione metaforica sulle gioie e sui rischi della lettura, in quell'alone magico che la passione per la letteratura riserva.
Un esordio narrativo che, pare, non lascerà indifferenti.
25 septiembre

Quando il corpo è potere economico sfruttato

 
Qualche giorno fa si è scatenata tra i miei amici una discussione sull'utilità o meno della guerra, di certi metodi uilizzati soprattutto in ambito militare come la tortura...
Personalmente c'è un'immagine che ha colpito me appena adolescente, che non se ne va dal ricordo e che ritorna tutte le volte che sento parlare di questi argomenti ed è quella di Bellini e Cocciolone coi volti tumefatti, dopo essere stati catturati durante la guerra del Golfo...quanti altri ne sono seguiti, ma quel video è stato, per me, lo "strappo nel cielo del mio teatrino di carta".  
Le immagini che siamo abituati a vedere tutti i giorni su giornali, telegiornali e Internet ci mettono costantemente di fronte al fatto che la tortura e la morte portano alla nudità e alla negazione di ogni dignità.
La morte, quando è perpetrata in modo violento, porta con sè la volontà di negazione della verità di cui il corpo è testimone.
Ma mutilare e uccidere non è "soltanto" perseguire l'idea di potere e di epurazione di massa, è anche, più concretamente e comunemente, una questione di necessità economica, a cui si aggiunge la lucidità nell'introdurre metodi e armi atti allo scopo.
Oriana Fallaci, scrittrice, ma prima di tutto giornalista e inviata di guerra, ha scritto in un suo libro, Niente e così sia, alcune fra le righe più profonde in merito, parlando della pallottola del fucile M16.
Questa pallottola, una sola di queste pallottole, basta a uccidere un uomo perchè viaggia a una velocità vicina a quella del suono, sempre al limite dell'equilibrio e quando colpisce la carne non si ferma ma gira su stessa lacerando ogni cosa che incontra e dissanguando la vittima in pochi minuti.
Scrive Fallaci: "<<Lo sai perchè fra i vietcong ci sono così pochi feriti? Perchè i vietcong restano generalmente feriti dall'M16 e perciò non restano a lungo feriti: muoiono sempre. Tieni, portala via con te a New York, per ricordo. E ammirandola pensa che fu studiata a lungo, non gli riusciva di trovar la polvere giusta ma poi la trovarono: è la polvere Dupont, perchè la Dupont non lascia residui dentro il fucile...>>.
Prendo la pallottolina e l'ammiro. E' fatta proprio bene. Chi l'avrà inventata? L'ha inventata un uomo. E un giorno quest'uomo si è messo lì con la sua pazienza, la sua scienza, la sua fantasia, la sua tecnologia, e ha calcolato forma peso polvere velocità traiettoria momento d'impatto, e ha offerto il progetto a un industriale. E l'industriale l'ha esaminato con interesse, e ha chiamato i suoi tecnici, e gli ha detto di realizzare la pallottolina per prova, ma in gran segreto perchè un altro industriale non gli rubasse l'idea. E loro lo hanno fatto. Poi tutti contenti hanno portato la pallottolina all'industriale che l'ha guardata come se fosse uno smeraldo, uno zaffiro, e ha detto: ora vediamo se funziona. E c'è stato l'esame e la pallottolina è stata sparata. Su chi? Su che cosa? Su un cane, su un gatto, su un pezzo di lamiera? Certo non su un uomo. Io avrei scelto un uomo: l'inventore, ad esempio, o lo stesso industriale, o tutti e due. Invece sia l'inventore che l'industriale sono rimasti intatti, e l'industriale ha riunito intorno a un tavolo di mogano il suo consiglio di amministrazione, e ha mostrato la pallottolina, e ha proposto di brevettarla e produrre milioni miliardi di pallottoline per l'esercito che le avrebbe usate in Vietnam. E il consiglio di amministrazione ha approvato".
Anche Gino Strada, chirurgo di guerra e uno dei fondatori di Emergency, impegnato in prima linea in molti dei conflitti presenti in varie parti del mondo, ha scelto di raccontare parte della sua esperienza perchè le persone si rendano conto che "le guerre, tutte le guerre sono un orrore".
Da Pappagalli verdi: "Mine antiuomo di fabbricazione russa, modello PFM-1. Gli ho spiegato che le gettano sui villaggi, come fossero volantini pubblicitari che invitano a non perdere lo spettacolo domenicale del circo equestre. (...).
La forma della mina, con le due ali laterali, serve a farla volteggiare meglio. In altre parole, non cadono a picco quando vengono rilasciate dagli elicotteri, si comportano proprio come i volantini, si sparpagliano qua e là su un territorio molto più vasto. Sono fatte così per una ragione puramente tecnica -affermano i militari- non è corretto chiamarle mine giocattolo.
Ma a me non è mai successo, tra gli sventurati feriti da queste mine che mi è capitato di operare, di trovarne uno adulto. Neanche uno, in più di dieci anni, tutti rigorosamente bambini.
La mina non scoppia subito, spesso non si attiva se la si calpesta (...). Bisogna prenderla, maneggiarla ripetutamente, schiacciarne le ali. Chi la raccoglie, insomma, può portarsela a casa, mostrarla nel cortile agli amici incuriositi, che se la passano di mano in mano, ci giocano.
Poi esploderà (...).
Amputazione traumatica di una o entrambe le mani, una vampata ustionante su tutto il torace e, molto spesso, la cecità.
(...). Così abbiamo immaginato -sapendo che era tutto maledettamente vero- un ingegnere efficiente e creativo, seduto alla scrivania a fare bozzetti, a disegnare la forma della PFM-1. E poi un chimico, a decidere i dettagli tecnici del meccanismo esplosivo, e infine un generale compiaciuto del progetto, e un politico che lo approva, e operai in un'officina che ne producono a migliaia, ogni giorno.
(...). Più bambini mutilati, meglio se anche ciechi, e più il nemico soffre, è terrorizzato, condannato a sfamare questi infelici per il resto degli anni. Più bambini mutilati e ciechi, più il nemico è sconfitto, punito, umiliato.
E tutto ciò avviene dalle nostre parti, nel mondo civile, tra banche e grattacieli".  
 

Leggi queste parole

quando sarà buio

e un lume soltanto

accanto al tuo cuore

svelerà tepore all'anima

 

Leggi queste parole

quando deserta sarà la strada

e solitari i tuoi passi

come un'eco amplificata

sveglieranno il mio sonno

 

Leggi queste parole

quando le imposte saranno chiuse

e le tendine di lino

atone di bianco

non si scosteranno al vento

 

Leggi queste parole

quando sarà autunno

e mille rami spogli

come vecchie lingue incanutite

feriranno i tuoi pensieri

 

 

In un luogo remoto

ravviverò il fuoco nel camino

e avvolgerò le mie spalle

in morbida lana azzurra

 

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Grazie a te!!!
Certamente incroceremo i nostri passaggi...per me questi , rispetto a ciò che ho visto nel tuo blog, sono i primi passi in questa realtà "tecnologica" ma la curiosità cresce e mi fa molto piacere quando un 'espressione, anche virtuale, del mondo viene "sentita", quando percepisci che c'è del vero, che ci si crede perchè deriva da cultura di vita, da esperienze quotidiane, da modi di pensare le cose e dar loro forma attraverso modalità di interpretare il mondo e vivere che, seppur nelle ovvie e anche sane differenze, fanno parte di ciò che noi siamo. E credo sempre che dialogo, seppur in forma particolare, e scambio non possano che essere una crescita, un ampliamento di vedute o, almeno, un guardare il mondo da un angolino diverso.
Allora a presto e grazie ancora!
14 Oct
Federicoescribió:
Ciao! Volevo innanzitutto ringraziare per il tuo passaggio da me, e per aver lasciato un commento così bello.
Io non credo che il mio blog sia un granché, ma credo che rifletta quello che sono e quello che sento, e quindi  un commento come il tuo non può che farmi contento e solleticare il mio ego... Poi sono venuto a vedere il tuo blog, e il "solletico" è aumentato ancora di più, perché ho scoperto che il commento veniva da un blogger di quelli buoni... Il tuo blog è interessante e stimolante, di quelli che vanno letti con calma e senza superficialità. Continuerò a venirti a trovare, senza dubbio... E sarò felice se troverò ancora traccia del tuo passaggio da me.
A presto! Federico
14 Oct